La difesa 3. La politica degli slogan, la tragedia di Sbirulino Rotondi e i "fattacci" alla luce del sole
Lo scandalo Ruby segnerà per sempre
l'immagine di Berlusconi. I fanboy se ne dovranno fare una ragione, ma
quando tra cento anni si scriverà sulla politica italiana, si racconterà
la storia del berlusconismo e della degenerazione nella selezione della
classe politica. I dialoghi tra il consigliere regionale Minetti e una
delle sue tante amiche esplicitano quelle che tutti hanno sempre
pensato: la rappresentanza nelle Istituzioni è gestita da Berlusconi
come se si trattasse di una delle sue S.P.A., e le signorine vengono
scaricate (nel senso che le pagano) sui cittadini.
Ma la difesa dei berluscones è
commovente. L'altra sera la Gelmini è andato a "Otto e Mezzo" a
snocciolare i fatti del Governo del fare, ovvero una sequenza di
intenzioni, voti programmatici e slogan, ma dietro l'apparenza la
sostanza è poca cosa. Per esempio dovrebbe suscitare ribrezzo il fatto
che un avvocato, scappato a Reggio Calabria per passare l'esame di
stato, sia oggi colei che prova a impadronirsi della parola
"meritocrazia". Il bello è che il PdL, e i leghisti, credono ancora alla
politica degli slogan, alla politica del facciamo una legge con
attaccato un motto, et voilà, abbiamo trovato la panacea per risolvere
tutti i problemi. Magari fosse così semplice! La battaglia contro i
baroni è sacrosanta, ma non puoi trattare la gente come se il problema
fosse banale. Anche perché se dovesse bastare una leggina per risolvere
la maggior parte dei problemi della scuola e dell'università, allora
verrebbe da chiedersi perché queste cose non sono state fatte in
passato. Nello specifico, chi non si ferma agli slogan, sa perfettamente
che la riforma Gelmini vieta le nomine dei parenti nella stessa
facoltà, ma dato che un'università ha più di una facoltà (in genere)
restano possibile le nomine incrociate. Se si vuole affrontare il
problema in modo onesto deve però essere chiaro che per migliorare le
cose serve coesione tra legislatore e cittadinanza. Per esempio, se il
padre di Giulio Natta insegnava Chimica nella facoltà di Ingegneria dei
Processi Industriali, allora il figlio, sia fosse una capra che un
genio, non poteva insegnare in quella facoltà. Questo solo per dire che
il divieto è di grande appeal sulla popolazione, soprattutto su chi ha
il mal di tasse, ma in verità la "meritocrazia" deve nascere nella
coscienza delle persone. Imposta per legge è un pastrocchio che taglia
le gambe ai problemi. Idem sul fantomatico "federalismo fiscale", uno
slogan buono per i creduloni che votano Lega. Personalmente penso che
tra un federalismo fiscale con aumenti dell'addizionale Irpef (caro
Tremonti, lei dice che i cittadini decidono, la realtà è che i comuni
hanno già messo a bilancio sostanziosi aumenti!) o uno con ripristino
dell'ICI ci sia una bella differenza. Certo per la propaganda è sempre
"federalismo fiscale", ma vogliamo accontentarci degli slogan o passare a
guardare i contenuti?
Cambiando tema torno alla
strenua difesa dei berluscones. La palma del migliore resta a Lupi che,
da cattolico, ha ricordato un principio cardine di CL: non conta com
vivi (se vai a prostitute), ma cosa fai (dici che Eluana può fare figli
per fare il finto interessato al tema dell'eutanasia). In pratica
secondo Lupi il cristianesimo è una dottrina in cui io posso fare quello
che voglio (privacy inviolabile), a patto di agire per rendere assoluti
alcuni principi, anche a discapito di coloro che non credono...
Nella lista dei difensori, noti
anche come D.D.P.P. (difensori della propria poltrona), entra Sbirulino
Rotondi. Sì, proprio lui, quello che aveva fondato una nuova "Democrazia
Cristiana" e, fra il disinteresse generale, si era fuso nel PDL
portando il suo 1%. Rotondi in questi anni si è fatto distinguere per la
crociata contro la
pausa pranzo,
vero pericolo per la produttività, senza però curarsi della qualità e
degli ingenti costi, generati da chi amministra la cosa pubblica. Per
Sbirulino lo scandalo di Ruby è gossip, ma la madre delle prova sta
nella geniale idea: siccome era facilissmo entrare in contatto con B.
(la metà delle escort italiane ha il suo numero? o forse di più?),
quindi la cosa era troppo palese per essere losca. Insomma, il
ragionamento è da primo asilo: se una cosa la faccio sfacciatamente,
agisco in quel modo perché non c'è nessun reato. Un po' come dire,
portando all'estremo il discorso, che se scendo in strada a volto
scoperto e vado a rapinare la prima banca che capita, allora, dato che
non ho preso alcuna precauzione per nascondere la cosa, non ho commesso
niente di male. Grazie di esistere Sbirulino -
Mr Mackey.